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C'era una volta
è così
che iniziano tutte le storie che si raccontano ai bambini
ed è così che iniziano anche le storie narrate
da noi ghiri.
Già perché io sono un ghiro, un folletto dei
boschi. Il mio nome è Grigino e vivo con la mia famiglia
in un alpeggio abbandonato sulle montagne della Valle Cannobina.
Dico abbandonato perché ora è tutto pace e silenzio,
i soli rumori che si sentono sono quelli del vento, della
pioggia, i fischi di allarme dei camosci, i gridi di caccia
dei falchi e naturalmente i versi di noi ghiri. Solo ogni
tanto vedo passare un cacciatore od un escursionista, magari
in compagnia dei loro amici a quattro zampe, qualche altra
volta un allevatore in cerca delle sue capre.
Ma un tempo, qui all'alpeggio, non era tutto
così tranquillo, molte cose succedevano, avvenimenti
che mi sono stati raccontati dal nonno Ronfa, un vecchio ghiro
che di storie ne sapeva tante ma tante da riuscire ad intrattenere
nei nidi, nelle lunghe giornate estive, anche le cucciolate
più turbolente.
Ora il nonno non c'è più ma ricordo ancora quando
mi narrava che tanto tempo fa, in Val Cannobina, esisteva
una comunità di uomini che viveva seguendo il ritmo
delle stagioni come fanno gli animali del bosco.
Queste persone avevano costruito con pietre e legname, proprio
nel bosco in cui vivo, le loro tane che chiamavano baite,
quelle per i loro animali domestici, che chiamavano stalle,
e tante altre piccole costruzioni che servivano alle loro
bizzarre attività. Chiamavano "il monte"
questo posto e ci arrivavano in primavera con capre, mucche,
cani, asini e con dei grossi cesti sulle spalle pieni di attrezzi
e di qualche indumento, proprio quando per noi ghiri inizia
il periodo degli amori.
Di giorno provocavano un trambusto tale che il nonno Ronfa
e gli altri ghiri facevano fatica a riposare nei loro nidi,
anche se li avevano costruiti proprio in alto nella cavità
dei vecchi castagni.
Avevano sempre tutti, uomini, donne e bambini,
giovani e vecchi, un gran da fare: falciavano l'erba e la
facevano seccare al sole, coltivano gli orti, badavano a capre
e mucche che poi mungevano per fare il formaggio con il loro
latte.
Solo di notte si calmavano, a volte prima di ritirarsi per
dormire si riunivano a cantare o a raccontarsi delle storie,
così Ronfa e gli altri ghiri potevano tranquillamente
lasciare il nido alla ricerca di cibo. Una sera il nonno udì
una vecchia donna che diceva ai suoi nipoti: "Sentite
questi suoni acuti provenire dal vecchio castagno? Sono i
folletti dei boschi che si preparano a fare scherzi ai bambini
che non vogliono dormire!!". I bimbi, spaventati da queste
parole, correvano, allora, veloci nei loro letti di paglia.
I folletti che producevano quei rumori erano, in realtà,
il nonno Ronfa e gli altri ghiri che lanciavano i loro richiami,
saltando e arrampicandosi sugli alberi, mantenendosi in equilibrio
con le loro folte code.
All'inizio dell'estate, quando tutti i prati erano sfalciati
e sulle montagne si era sciolta l'ultima neve, la comunità
di uomini lasciava il "monte" e saliva ancora più
in alto, dove finisce il bosco, per fare pascolare gli animali.
Finalmente al "monte" tornava la pace e i ghiri
potevano allevare tranquillamente le nuove cucciolate: luglio
e agosto per il nonno erano i mesi dedicati alla famiglia.
Alla fine dell'estate gli uomini facevano
ritorno al "monte" per l'ultimo taglio del fieno
e questi luoghi si riempivano nuovamente di voci, di muggiti,
di belati e dei suoni di mille attività.
In autunno, quando noi ghiri ci prepariamo al letargo nutrendoci
con sostanziosi semi e frutti secchi, gli uomini del "monte"
raccoglievano castagne e le facevano seccare in quelle stanze
tutte nere in modo da poterle conservare per il lungo inverno.
Con l'arrivo del freddo gli uomini scendevano ai loro villaggi
e con loro tornavano a valle greggi e suoni, mentre il nonno
e gli altri ghiri si trasferivano a gruppi nei loro ricoveri
invernali sottoterra o nei buchi di vecchi muri, proprio come
faccio ancora adesso io con la mia famiglia.
In inverno il "monte" si faceva silenzioso, Ronfa
e tutti i folletti dei boschi sprofondavano nel lungo letargo,
scendeva la neve ed attutiva gli ultimi rumori. La comunità
di ghiri, sulla montagna, e quella degli uomini, in valle,
si riposavano aspettando la primavera per risvegliarsi.
01 gennaio 2003
Grigino, il ghiro

testo ideato da Società Cooperativa Valgrande
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